Ispirato ai racconti delle
Mille e una notte, l’opera permise a Boïeldieu di conquistarsi in brevissimo tempo una celebrità tale da dilagare fulmineamente per tutta l’Europa. Il compositore aveva all’epoca venticinque anni e non era certo alle prime esperienze in campo operistico. Eppure, piuttosto che sfruttare l’onda del subitaneo successo, scelse opportunamente di perfezionare la propria preparazione tecnica sotto l’attenta guida di Cherubini. In un certo senso dando così ragione, almeno in parte, a quanti tra i suoi contemporanei consideravano il suo successo ‘immeritato’. La sua opera successiva,
Ma tante Aurore ou Le Roman impromptu(Parigi 1803), sarà testimone dei progressi avvenuti in tal senso.
Isaoun desidera essere amato per se stesso e non per la propria dignità regale. A tale scopo decide quindi di travestirsi, rendendosi irriconoscibile. Così mascherato, incontra Zétulbe, una fanciulla assalita dai briganti, la salva e se ne innamora. La madre di Zétulbe, Zémaïde, terrorizzata dalle apparenze, lo rifiuta però come genero. Solamente quando, dopo molti equivoci che rischiano di mettere a dura prova la costanza di Zétulbe, egli viene arrestato, il califfo si deciderà a rivelare, fra lo stupore generale, la propria identità .
Una musica festosa, che non indulge più di tanto all’esotismo di maniera, caratterizza la partitura. Berlioz teneva in grande considerazione l’ouverture, ed è probabile, a conferma della grande diffusione ottenuta dai lavori di Boïeldieu, che lo stesso Weber, nel comporreAbu Hassan, avesse ben presente l’opera.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi